Narratore – Ad ogni calar del sole, il piccolo riccio si recava a trovare il suo amico orsetto per passare con lui la serata a contare le stelle. Si sedevano su un tronco e, sorseggiando il tè, scrutavano il cielo stellato. Le stelle riempivano il cielo, proprio dietro il profilo del comignolo della casa dell'orsetto, a destra stavano le stelle dell'orsetto mentre a sinistra c'erano quelle del riccio.

[Alle spalle del riccio compare un gufo che imita i gesti del riccio.
Il riccio continua a camminare.]

Riccio – Gli dirò che ho portato della marmellata di lamponi e lui mi dirà: «Il fuoco sotto il samovar si sta spegnendo. Meglio aggiungere un po' di... come si chiamano? Ramoscelli di ginepro!» e io gli dirò. Gli dirò...

[In mezzo a una nebbia improvvisa ecco comparire un cavallo bianco.]

Riccio – Gli dirò...

Narratore – «Mi chiedo» pensò il riccio «che cosa succederebbe se quella cavalla dovesse addormentarsi nella nebbia? Soffocherebbe?».
E lentamente il riccio iniziò a scendere per la collina verso la nebbia per vedere con i suoi occhi com'è trovarsi all'interno.

Riccio – Accidenti, non riesco a vedere nemmeno le mie zampe...
Cavallina?

Narratore – La cavallina non diede alcuna risposta.

[Come dal nulla cade una foglia mentre per terra una chiocciola si muove lentamente. A questa immagine seguono altre immagini di figure indistinte, un elefante persino, dei pipistrelli e delle farfalle notturne che spaventano il riccio. La figura confusa diventa pian piano più chiara fino a manifestarsi come un magnifico albero che perde lentamente le sue foglie.]

Orso – Riccio?

[Il riccio nel frattempo perde il suo sacchetto con la merenda e prova a cercarlo con una candela illuminata dalla luce di una lucciola. Una seconda lucciola si avvicina alla prima e tutte e due fuggono lasciando nel buio del bosco il riccio.
Il riccio diventa preda di immagini terribili che si rincorrono nella sua immaginazione.]

Orso – Riccio!

[Il riccio incontra un cane che gli riporta il sacchetto con la merenda.]

Orso – Riccio!

[Il riccio all'improvviso cade nell'acqua.]

Riccio – Sono finito nel fiume.

Narratore – «Mi lascerò trasportare dall'acqua» disse il piccolo riccio. Sospirò profondamente e cominciò a lasciarsi trasportare dalla corrente.

Orso – Riccio!

[Le stelle del cielo e il muso della cavallina si susseguono in una serie di immagini viste con la stessa prospettiva del riccio caduto del fiume.]

Riccio – Sono bagnato fradicio, annegherò presto.

Narratore – All'improvviso qualcuno gli toccò una zampa. «Scusami,» sussurrò una voce quasi inudibile «chi sei e come sei arrivato qui?»

[Sotto al riccio si vede l'ombra di un pesce.]

Riccio – Sono un riccio e sono caduto in acqua.

Narratore – «Allora sali sul mio dorso, ti porterò a riva.»

[Il riccio è portato in salvo dal pesce misterioso]

Narratore – «Grazie!» disse il riccio. «Non c'è di che.» rispose la creatura misteriosa.

[Il riccio, ritrovata infine la sua strada, si trova ora davanti al fuoco preparato dall'orso.

Arriva trafelato l'orso]

Orso – Riccio! Dove sei stato! Continuavo a chiamarti ma tu non rispondevi! Il samovar è già sul fuoco, nel portico, e ho portato fuori due sedie così potremo metterci comodi a contare le stelle. Pensavo: presto il riccio sarà qui e si siederà accanto a me e prenderemo il tè con la marmellata di lamponi. Hai portato la marmellata di lamponi, vero? Oh, e ti avrei detto che il samovar era già sul fuoco e di aggiungere qualcuno di quei ramoscelli... Come si chiamano?

Riccio – Ramoscelli di ginepro?

Orso – Esatto, ramoscelli di ginepro! Ottimi per profumare il fumo. E ti aspettavo anche perché... perché... beh, perché nessun altro sa contare le stelle come te

Narratore – L'orsetto parlava e parlava e il riccio pensò: « Non è meraviglioso essere di nuovo insieme?» Ma nello stesso tempo pensava alla cavalla bianca: «Come se la sarà cavata laggiù, nella nebbia?».

Testo tratto da qui.